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1890
-1990 CENTENARIO DEI SOMMERGIBILI
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LA
STORIA
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L'idea
di un mezzo bellico subacqueo che attaccasse unità
navali avversarie risale a Leonardo ed ad altri suoi contemporanei.
Il sottomarino fece la sua prima apparizione durante la guerra
di Secessione americana con il nome di "American Turtle"
che andò all'attacco di navi britanniche nella notte
del 6 settembre 1776.
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Era
una goffa apparecchiatura la cui elica veniva messa in movimento
dalle gambe dei marinai, costretti a spingere su pedali simili
a quelli delle biciclette. Fu nel XIX secolo che il mezzo
subacqueo autopropulso prese maggiore consistenza con molte
esperimenti sia negli Stati Uniti che in Francia.
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Da
molti anni la Marina italiana seguiva con attenzione quello
che accadeva in fatto di battelli subacquei e intanto, in
gran segreto, un nostro ufficiale del Genio Navale, Giacinto
Pullino, ideò il primo sottomarino di concezione italiana
e nel 1890 a La Spezia fu varato il primo mezzo subacqueo
italiano il "Delfino". Era un battello di 95 tonnellate
di disloccamento in superficie, di scafo fusiforme, propulso
da un motore elettrico sia in superficie che in immersione.
Per l'osservazione era munito di un "cleptoscopio"
(un primitivo periscopio).
- Il
battello rimase in servizio anche durante la prima guerra mondiale.
Quando
l'Italia entrò in guerra 24 maggio 1915 la Regia Marina
possedeva 20 battelli e ve ne erano altri 5 in cantiere. La
prima guerra mondiale terminò con la grande affermazione
del sommergibile.
- Dal
punto di vista tecnico già nel 1918 aveva raggiunto un
alto livello costruttivo e di prestazioni. Il periodo 1925-31
fu quello di sperimentazione e della costruzione dei prototipi
dei nuovi battelli progettati da Cavallini e Bernardis. Nel
periodo 1935-40 ci fu un rapido potenziamento dei sommergibili
tanto che fino al 1940 la Marina Italiana si dette la più
grande flotta sommergibilistica del mondo. Nel periodo bellico
1940-43 la Marina Italiana operò con 145 battelli. Alla
fine della guerra i sommergibili superstiti furono 37 e i vincitori
imposero all'Italia il divieto di possedere unità costringendola
ad affondare o consegnare i battelli rimasti. La Marina Militare
,succeduta alla Regia Marina riuscì a salvare il "Giada"
ed il "Vortice" impegnandoli per le esercitazioni
antisommergibili delle unità di superficie. Con la venuta
del Patto Atlantico che permise la revisione del trattato di
pace e la decadenza delle clausole militari restrittive, dal
1952 il "Giada" e il "Vortice" ripresero
il posto come primi sommergibili della Marina Militare e fu
recuperato il "Bario" che ristrutturato e con il nome
di "Pietro Calvi" entrò in servizio nel 1961.
- Dal
1954 al 1974 non mancarono cessioni di sommergibili americani
e si ricompose la flotta sommergibilistica della nostra Marina
( Tazzoli, Da Vinci, Torricelli, Morosini, Cappellini, Longobardo,
Gazzana - Priaroggia, Piomatra, Romei). Tra il 1957-60 fu progettata
la costruzione di un sottomarino a propulsione nucleare "Gulielmo
Marconi" cosa che non avvenne. Tra il 1964-69 furono costruiti
4 battelli della classe "Toti".
- Dieci
battelli costituiscono l'attuale flotta subacquea italiana.
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- (Notizie
estratte da pubblicazioni distribuite nel periodo del Centenario)

- Smg.
PELOSI alla banchina del castello Aragonese per ricevere la Bandiera
di Combattimento dal Gruppo A.N.M.I. di Messina.

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